Conosciamole meglio: Sofia Turlà

Quello che sprizza dalle parole di Sofia Turlà, nuova palleggiatrice azzurra, è argento vivo. E’ felicissima Sofia d’essere approdata in A2 e per di più a Marsala, piazza siciliana prestigiosa e “a due passi da casa sua”. E’ nata a Modica e giocare ad “appena” trecento chilometri dalla sua città le sembra un sogno.
Non che avessi nostalgia di casa – ci precisa Sofia – visto che ho scelto io stessa di allontanarmi dalle mie origini, ma sinceramente l’aver finalmente potuto abbinare “l’utile al dilettevole” non è da disprezzare. Ho iniziato a giocare ad appena cinque anni: sai come sono i genitori? Sentono subito l’esigenza di far svolgere ai figli un qualche tipo d’attività sportiva. Così mia madre mi prese e mi “scaraventò” in palestra. Per giocare a pallavolo, visto che a Modica questo sport è sempre andato per la maggiore. Ho così iniziato tutta la trafila di rito, disputando anche un paio di trofei delle regioni. Ed è stata la mia fortuna, visto che potrei anche considerarmi una predestinata. Proprio durante un “regional day” devo esser stata notata da un osservatore, visto che una settimana dopo mi è arrivata la proposta di trasferirmi a Roma per una settimana. Là avrei potuto partecipare un provino organizzato da una società che da sempre cura il settore giovanile in maniera quasi maniacale: il VolleyRò Casal de’Pazzi. Devo premettere che fino a 15 anni avevo giocato da opposto o da martello. Già, perché a Roma mi testarono nel palleggio e proprio Luca Cristofani mi propose di giocare da regista. O così o non se ne fa niente, fu il suo verdetto –
Trovarsi in una situazione del genere potrebbe generare tanti dubbi, ma Sofia non ci pensò due volte – Nessun problema, gli dissi. E così accettai “l’offerta” e mi trasferii armi e bagagli nella capitale –
Iniziò così un’altra storia.
– Sono stati tre anni bellissimi, sfociati nell’inattesa vittoria di quel campionato di B1, in quella finale play-off che voi ben ricordate –
E già, Sofia faceva parte di quella straordinaria squadra under 18 che, stravolgendo i pronostici, sbancò il PalaBellina in quel caldo pomeriggio di giugno del 2016. Come può, le chiediamo per portare alla luce qualche retroscena, una squadra così giovane riuscire a trionfare in una fase così delicata? E dove è possibile trovare le necessarie motivazioni per garantire una tenuta mentale di tal fatta?
– Guarda – risponde sinceramente Sofia – quel gruppo è stato speciale. Era composto da ragazze speciali, con cui continuo a sentirmi periodicamente. Il poter affermare che è stato una vera e propria famiglia va al di là della semplice frase fatta. Siamo cresciute assieme: in tre anni abbiamo imparato a dirci tutto nel chiuso dello spogliatoio, per poi poterne uscire amiche come prima. Questa è stata, secondo me, l’arma vincente di un gruppo straordinario: Pensavamo solo a vincere e mi sembra che la cosa sia apparsa chiara a tutti. La sera prima di gara tre, quella volta a Marsala, il nostro coach Cristofani ci fece un discorso che a solo ricordarlo continua a farmi venire i brividi –
Diventiamo curiosi.
Ci disse che mai era esistita una squadra under 18 che avesse vinto un torneo così importante come quello di B1. Ci caricò a mille presentandoci quell’occasione come un momento storico per la società e per tutte noi. Non avevamo alcuna responsabilità se non quella nei confronti di noi stesse. E ciò divenne un’arma micidiale. La notte dopo la gara restammo a Marsala, ma poche di noi riuscirono a dormire. Avevamo, dal nostro punto di vista, fatto la storia –
Dopo quell’impresa com’è continuata la strada di Sofia Turlà?
Quello era stato il terzo anno della mia permanenza a Roma: la presenza nel roster di Natasha Spinello aveva ridotto di molto le mie possibilità di giocare. Così decisi di andar via. Per giocare. Ovunque ma volevo giocare –
Sofia si trasferisce a Maglie, dove disputa un buon campionato da titolare: la compagine salentina sfiora i play-off, persi per un punto all’ultima giornata. La stima reciproca con coach Giandomenico le giova tantissimo. Quindi sceglie di trasferirsi al nord – Chiesi io stessa di poter giocare in un girone diverso: andai così alla Neruda Volley, in Alto Adige – una squadra, aggiungiamo noi, affidata alle cure del tecnico sloveno Vasja Samec Lipicer – e lì a Bolzano sfiorammo ancora una volta i play-off –
E adesso?
Quando mi è stata prospettata la possibilità di venire a giocare a Marsala e per di più con un allenatore come Leo Barbieri ho avuto l’impressione di toccare il cielo con un dito. Mi si sono drizzate le antennine: la A2 in una squadra della mia terra era il massimo che potessi chiedere. Saranno contenti anche i miei genitori, ho pensato, visto che sarò un po’ più vicina a casa. Non vedo l’ora di cominciare, ricordo il tifo caloroso del PalaBellina. Un tifo che mi ha davvero impressionato – le raccontiamo che adesso esiste un nucleo di supporters veramente all’altezza della categoria – Ne sono felice, non vedo l’ora di conoscerli. Se fosse per me tornerei in campo anche domattina –
La invitiamo ad avere ancora un pizzico di pazienza e a godersi le vacanze. C’è sempre un tempo per ogni cosa.
Benvenuta Sofia – (intervista di Umberto Li Gioi)

REDATTO E PUBBLICATO DA UFFICIO STAMPA